giovedì 9 febbraio 2012

Iran, la minaccia fantasma

Il 23 gennaio i paesi della Unione Europea hanno ufficialmente approvato un embargo petrolifero contro l'Iran, come parte delle sanzioni contro il programma nucleare di Teheran. Secondo fonti diplomatiche, le misure adottate comprendono embargo immediato sui nuovi contratti per il greggio e i prodotti petroliferi, invece i contratti ancora in corso possono essere implementati fino a giugno. Questo fa parte  del dialogo politico per far tornare l'Iran al tavolo delle trattative. Teheran  sostiene invece che il suo programma nucleare è destinato esclusivamente a scopi pacifici, cioè alla produzione di energia nucleare. Molti rappresentanti della comunità internazionale "temono" invece che  il paese sta cercando di sviluppare armi nucleari. Negli ultimi giorni la retorica è diventata estremamente radicale. Questo porta a una forte risonanza interna - la moneta nazionale iraniana, il rial, si è ammortizzata del 10%.
Gli Stati Uniti hanno imposto da molto tempo sanzioni che in pratica vietano ogni tipo di commercio con l'Iran. A novembre, in seguito di un rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) si è sparsa la notizia che l'Iran forse (colpisce molto la parola forse) sta sviluppando armi nucleari. Si sono svolti delle riunioni tra l'AIEA e Iran in Teheran dal 29 al 31 gennaio 2012, con lo scopo di risolvere le questioni sostanziali in sospeso. Ma vediamo un pò di storia del programma nucleare iraniano.

Nella metà degli anni 70 è stata progettata (da Siemens in collaborazione con AEG Telefunken) un'importante programma di energia nucleare. Sono stati iniziati i lavori per la costruzione di due reattori nucleari ad acqua pressurizzata (o a fusione) di 1,294 MW ciascuno. La centrale nucleare si trova nella parte settentrionale del golfo Persico vicino la città di Bushehr. Il programma tedesco intendeva includere 2100 lavoratori tedeschi e oltre 7000 iraniani. Lo Scià Mohhamad Raza Pahlavi riteneva che questo programma avrebbe procurato al paese le infrastrutture indispensabili per la industrializzazione del paese. Il reattore di Bushehr è stato completato al 85% nel 1979 prima dell'inizio della Rivoluzione Iraniana e avrebbe dovuto essere completato nel 1981. La prova a pressione del contenimento nel primo reattore è stata completata. Dopo la caduta dello Scià è stata interrotta la costruzione di entrambi reattori. L'ayatollah Khomeyni riteneva questo progetto "anti-islamico" ed è stato presto abbandonato dal governo di Mehdi Bazargan. La costruzione è stata completamente abbandonata nel 1982 in seguito ad  un incendio nello stabilimento. Durante la guerra Iran-Iraq sono stati parzialmente danneggiati entrambi i reattori da aerei iracheni nonostante i tentativi dell'Iran di spostare il combustibile in modo di evitare l'attacco. I danni sono stati di un valore da 2,9 a 4,6 miliardi di dollari. Nel 1987 un'azienda argentino-spagnola stava negoziando con il governo iraniano per completare i lavori in tre anni, ma non si è raggiunto nessun accordo. A questo punto non restava che chiedere ai tedeschi di Siemens di completare i lavori mai finiti. L'Iran non era in grado di convincere Siemens di riprendere il lavoro, di fronte alle pressioni diplomatiche applicate dagli Stati Uniti. KWU ha proposto un nuovo design, sostituendo i reattori nucleari con turbine a gas naturale in funzione, ma l'Iran non era interessato a questa alternativa. La disputa legale tra Siemens e l'Iran è rimasta irrisolta e il governo iraniano ha chiesto ai tedeschi danni di miliardi di dollari per il lavoro non portato a termine.

 Nel gennaio 1995 la Russia e l'Iran firmano un contratto in base al quale la Russia potrebbe fornire un reattore ad acqua leggera pressurizzata VVER-1000 (aka WWER-1000)  da 915-1,073MW. I reattori russi sarebbero installati nelle strutture originali progettate per il reattore tedesco di 1200-1300 MW. Ci sono voluti 15 anni prima che la centrale diventasse operativa. La fornitura di uranio arricchito per alimentare la centrale è stata rinviata più volte dalla Russia - con le scuse di pagamenti mancati o problemi tecnici. Diversi osservatori però hanno interpretato il risultato come una pressione da parte degli USA, che accusano la repubblica Islamica di perseguire un programma nucleare militare. Gli accordi con  la Russia sono di restituire il combustibile nucleare esausto in modo che non ci siano dubbi sul suo utilizzo per la costruzione di armi di massa. Teheran ha annunciato di volersi dotare di altre centrali nucleari in grado di produrre un totale di 20.000 MW di energia elettrica. Quello che preoccupa la comunità internazionale è la produzione dell'uranio arricchito nel sito di Qom Fordow  che sarà avviata per gli inizi di febbraio, secondo Fereydoun Abbasi Davani, capo dell'Organizzazione per l'Energia Atomica Iraniana. "In più", ha aggiunto Abbasi, "l'Iran sarebbe pronto ad esportare ad altri paesi legati all'energia nucleare." E' pronto anche con la produzione dell'acqua pesante (ossido di deuterio) particolarmente utile nel campo medico. Secondo fonti iraniani la prima barra di combustibile nucleare è stata già prodotta e testata.
Il ministero degli affari esteri russo ha espresso la sua "inquietudine" del fatto che l'Iran si rende indipendente. Forse perchè in questo modo non gli potrebbe più vendere il proprio uranio?
La situazione iraniana è un nodo complesso. Inoltre, si parla che verranno effettuate nuove sanzioni economiche. Alcuni esperti arabisti credono che questa storia fa parte della campagna elettorale di Obama. L'idea è quella di spezzare il  potere economico iraniano. Ma se la risposta sarà la chiusura dello stretto di Hormuz in pratica si paralizzerà l'economia mondiale. Il supremo leader spirituale ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che la repubblica islamica non si piegherà alle pressioni internazionali per abbandonare il suo programma nucleare.
"Le minacce di guerra  da parte degli USA sono dovute al fatto che gli americani hanno paura di affrontare il dialogo con l'Iran e l'unico modo per raggiungere i loro obiettivi sono guerre e spargimento si sangue", ha detto Khamenei.
In conclusione - nonostante l'embargo, il collasso della economia iraniana non verrà. India e Cina sono disposte a pagare il petrolio con oro e con questo ignorare il dollaro americano. I toni duri americani sono soltanto dimostrazioni del tipo esercizio militare ma la retorica non funziona all'unisono con le azioni. A tutte le parti è molto chiaro che un conflitto militare tra paesi come gli Stati Uniti e l'Iran non avrà soltanto un carattere regionale. Quindi ogni azione è estremamente cauta. Inoltre, sappiamo che la retorica fa parte della guerra. Ma il programma nucleare di Teheran è solo una scusa? Il conflitto non è per il controllo dello stretto di Hormuz e per il petrolio? O in gran parte si tratta della  dottrina iraniana per la politica estera con la quale l'Iran vuole diventare leader regionale? 
Naturalmente è tutto collegato. 


"La mia convinzione è che uccidere sotto il mantello di guerra non è altro che atto di omicidio."
Albert Einstein






mercoledì 18 gennaio 2012

Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili-la tortura come tradizione

Mutilazioni genitali femminili - il nome in se basta per far venire i brividi. Include pratiche tradizionali che vanno dall'incisione alla esportazione di parte o in tutto dei genitali femminili esterni. Sembrerebbe così difficile da credere che un essere umano può fare una cosa simile ad un altro essere umano. Ma nonostante ciò è una realtà che colpisce milioni di bambine, ragazze, donne in più parti del mondo. Le MGF sono praticate in oltre 28 paesi dell'Africa Sub-sahariana, alcune zone dell'Asia, America Latina e del Medio Oriente.

Egitto, Mali, Eritrea, Etiopia, Somalia... sono solo alcuni paesi dove avviene quest'orrore. Secondo Amnesty International le MGF vengono praticate anche in Europa, dalle comunità di migranti provenienti dalle zone in cui vengono praticate queste credenze ed usanze locali. Molto spesso le bambine che vivono in Europa vengono portate nel loro paese di origine durante le vacanze per essere mutilati. Secondo una stima del Parlamento Europeo solo in Europa le donne che hanno subito MGF sono oltre 500.000. In Italia le vittime potenziali sono oltre 35.000.
Le stime a livello mondiale invece  sono da 100 a 140 milioni di donne che convivono con questa realtà crudele. Potete immaginare come le bambine vengono costrette con le minacce e  forzate a fare una cosa che non capiscono? Non possono neanche opporsi per paura di essere rifiutate dalla società in cui vivono, l'obbedienza assoluta è una cosa che gli viene insegnata da quando nascono. Purtroppo il 20% delle bambine che subiscono questo intervento muoiono - o per le   tremende emorragie che seguono o per le infezioni che si verificano dopo.  L'UNICEF ha dichiarato il 6 febbraio la giornata mondiale contro le MGF, per dare voce a chi non può difendersi da solo.

Le bambine subiscono un infinito lavaggio di cervello - il tuo corpo non ti appartiene, la tua anima non ti appartiene, tu non sei nessuno. Gli uomini richiedono le mutilazioni per alcuni motivi, tutti orrendi. Per assicurarsi che le loro donne saranno fedeli o che non saranno violentate dalle tribù nemiche. O che durante il parto, il bambino non deve entrare in contatto con gli organi femminili in quanto, ritenuti opera del diavolo e porterebbero al bambino cattiva sorte e infelicità. Il vero motivo invece è la dominazione maschile, assoluta e indiscussa.
La convinzione che il corpo femminile non è uno strumento per il divertimento ma serve solo per partorire figli è nella base di questa tradizione. Serve per ridurre la sessualità femminile, ma anche per motivi igienici ed estetici - in alcune culture gli organi sessuali femminili sono considerati osceni e portatori di infezioni. Alcuni invece credono che questa pratica viene prevista dai testi sacri (il Corano) anche se non c'e nessuna traccia che prevede questo intervento, anzi il Corano nega ogni forma di violenza. Le MGF vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e 14 anni. Di solito vengono eseguite da donne. Il rito viene eseguito con forbici, coltello, rasoio o un pezzo di vetro. Dopo "l'intervento" la vagina viene cucita e la bambina fasciata e immobilizzata per 4-6 settimane in modo che la ferita si chiude, lasciando solo un piccolo buco per la minzione e il ciclo mestruale. La procedura in se è dolorosissima, praticata senza anestesia, in condizioni sanitarie precarie con strumenti non sterili e con delle conseguenze gravissime sia dal punto di vista fisico che psicologico. Queste donne resteranno soggette di problemi ginecologici per tutta la vita. In oltre, aumenta l'incidenza della mortalità materna per complicazioni durante il parto e le donne diventano più vulnerabili all'infezione dell'HIV (AIDS). E' un trauma tremendo, il dolore resta per tutta la vita, ma l'umiliazione di essere state ferite senza nessun motivo lascia una cicatrice molto più profonda di quella fisica. Questa pratica è una gravissima violazione dei diritti umani e l'intero mondo dovrebbe fare del suo meglio per proteggere la salute mentale e fisica di queste bambine, aiutando a fermare questo fenomeno con tutti i mezzi possibili.
Le MGF violano il diritto all'integrità fisica e psicologica, al più alto standard di salute possibile, a essere libere da ogni forma di discriminazione - inclusa la violenza - e di trattamento crudele, disumano o degradante, violano i diritti dell'infanzia, e in alcuni casi gravi, il diritto alla vita.  Le MGF sono discriminatorie e violano il diritto alla salute delle bambine. E' un fenomeno che deve finire, ora e per sempre.









Per saperne di più:






venerdì 30 dicembre 2011

La rivoluzione islandese


Islanda, isola di ghiacci e vulcani. Avete sentito parlare dalla rivoluzione islandese. Non si parla molto nel mondo dei mass-media. All'inizio della crisi finanziaria del 2008 l'Islanda è andata letteralmente in bancarotta. E le ragioni sono menzionati brevemente, dopodichè il paese nord europeo poco conosciuto sparisce dei radar. Uno dopo l'altro i paesi europei si trovano faccia a faccia con il fallimento. Questo da parte sua minaccia l'esistenza della moneta unica, che avrà conseguenze diverse per tutto il mondo. In una situazione come questa, l'ultima cosa che vogliono i poteri forti è l'esempio dell'Islanda. Ecco perchè:
Cinque anni di regime neoliberista trasformano l’Islanda in uno dei  paesi più ricchi del mondo. Popolazione 320.000 persone, niente esercito. Nel 2003 sono state privatizzate tutte le banche. Per attirare gli investitori esteri è stato introdotto il banking on-line. La riduzione dei costi permette rendimenti relativamente più alti. Conti chiamati Ice Save attirano molti piccoli investitori inglesi e olandesi. Ma con l'aumento degli investimenti cresce anche il debito estero bancario. Nel 2003 il debito dell'Islanda è il 200% del prodotto interno lordo e nel 2007 al 900%. La crisi finanziaria del 2008 è il colpo mortale. Le tre banche principali - Landbanki, Kapthing e Glitnir per non fallire sono state nazionalizzate e la corona perde l'85% del suo valore nei confronti dell'euro. Alla fine dell'anno l'Islanda annuncia il proprio fallimento. Il premier del governo di coalizione, il socialdemocratico Geir Haarde fa trattative per ottenere un debito di 2,1 miliardi di euro, a cui i paesi scandinavi aggiungono altri 2,5 miliardi di euro. Ma gli ambienti finanziari internazionali fanno pressione sull'Islanda chiedendogli di adottare misure radicali. L'UE e il FMI insistono ad adottare il debito pubblico islandese, sostenendo la teoria che questo è l'unico modo per pagare l’Inghilterra e i Paesi Bassi. Il popolo invece non è d’accordo, proteste e sommosse continuano e alla fine il governo è costretto a dare le dimissioni. Dopo le elezioni del 2009 al potere arriva una nuova coalizione di sinistra. Condanna il sistema economico neoliberalista, ma si arrende quando al paese viene richiesto di pagare il debito di 3,5 miliardi di euro. Questo in poche parole vuol dire che ogni cittadino islandese dovrebbe pagare 100 euro dalla propria tasca per un periodo di 15 anni per un totale di 12 000 euro a testa (c'e da sottolineare che questo è un debito accumulato da privati verso privati,e ancora-i profitti sono privati ma i debiti nazionalizzati). Poi all'improvviso succede l'impensabile. L'idea che i cittadini devono pagare per gli errori dei monopoli finanziari e che il paese intero deve pagare le tasse per rimediare ai debiti dei privati, cambia completamente il rapporto tra i cittadini e le loro istituzioni politiche. I leader politici islandesi prendono la parte del popolo. Il presidente Olafur Ragnar Grimsson rifiuta di ratificare la legge che rende i cittadini islandesi responsabili del debito delle banche islandesi e convoca un referendum. Naturalmente, la pressione internazionale aumenta. La Gran Bretagna e i Paesi Bassi minacciano rappresaglie che porteranno all'isolamento del paese. Alla vigilia del referendum il FMI avverte che non presterà nessun aiuto, il governo britannico minaccia di congelare i conti correnti e i risparmi degli islandesi. Grimsson ha dichiarato: "Ci hanno detto che se non accettassimo le condizioni del pagamento del debito diventeremo una Cuba del Nord. Ma se accettiamo, diventeremo un Haiti del Nord."
Al referendum del marzo di 2010, il 93% ha votato contro il pagamento del debito pubblico. Il FMI blocca immediatamente ogni credito. Ma la rivoluzione, di cui i mainstream media non parlano proprio, non si spaventa. Alimentato dalla rabbia dei cittadini, il governo ha iniziato delle indagini civili e penali contro i responsabili della crisi. L’Interpol ha emesso un'ordine internazionale  di arresto per l'ex presidente della banca Kaupthing-Sigurdur Eynarson, mentre altri banchieri e altri coinvolti nel crollo finanziario stanno fuggendo del paese. Gli islandesi però non si fermano qui: decidono di adottare una nuova costituzione che avrebbe liberato il paese dal potere della finanza internazionale e del denaro virtuale. Per farlo decidono di eleggere 25 da 522 adulti che non partecipano in nessun partito politico, che vengono raccomandati da almeno 30 persone. Si chiama assemblea costituente ed è composta da docenti universitari, intelettuali, giornalisti, avvocati. Le loro riflessioni partono da un documento di 7oo pagine scritti da una comissione di osservatori, riuniti nel National Forum. Il progetto viene chiamato Magna Carta, può essere seguito liberamente sui social network e su un canale youtube.
Questo documento non è opera di una manciata di politici ma è stato scritto su internet. Le riunioni costitutive sono condotte on-line, i cittadini possono discutere, scrivere i loro commenti e presentare proposte,osservando personalmente come la loro costituzione prende forma. Nata con la partecipazione a livello nazionale, la nuova costituzione sarà approvata dal Parlamento dopo le prossime elezioni.
Oggi le stesse soluzioni si propongono ad altre nazioni. Ai greci invece viene detto che l'unica soluzione per loro è la privatizzazione del loro settore pubblico. La stessa minaccia si espande sui spagnoli, italiani e portoghesi.
Invece noi restiamo stupiti dall'Islanda e del suo rifiuto di sottomettersi agli interessi stranieri, in quanto paese minuscolo, ma che con una voce forte e chiara ha dichiarato che la sovranità è del suo popolo.
In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.


mercoledì 16 novembre 2011

Mario Monti e l'ideologia mondialista

Negli ultimi cinque giorni due paesi con gravi problemi economici - L'Italia e la Grecia, hanno raggiunto la stessa soluzione della situazione critica in cui si trovano. Due economisti con molta esperienza nei principali istituti bancari  sono stati messi alla guida senza essere eletti del popolo. Un articolo del  zougla.gr  indica che entrambi i primi ministri sono stati nominati attraverso un'intervento drastico da parte dei paesi "potenti" d'Europa. Ma Lucas Papademos e Mario Monti sono dei salvatori, dei  messia o semplicemente eseguono decisioni prese altrove? Uno sguardo veloce è sufficiente per spiegare una situazione complessa in cui si trovano l'aerea dell'euro e l'economia globale.

Mario Monti è un rispettato economista, allievo del premio Nobel James Tobin a Yale. Il famoso italiano, commissario europeo e ex-capo del dipartimento della Commissione Europea (Ufficio del mercato interno e politiche di concorenza), è anche ex consigliere finanziario della Goldman Sachs e  della Coca Cola. Presidente della Bocconi di Milano. E' il primo presidente onorario di "Bruegel", un think tank europeo fondato nel 2005 che si occupa di relazioni internazionali economiche e finanziarie. Invece Papademos è un banchiere, professore universitario presso l'Harvard University, ex vicepresidente della BCE, ex presidente della banca di Grecia. Cosa hanno in comune questi due personaggi?
Primo, tutte e due sono membri della Commissione Trilaterale.
Mario Monti è presidente per l'Europa della Commissione Trilaterale. Una organizzazione privata fondata nel 1973  al culmine della prima crisi petrolifera da David Rockefeller (multimiliardario e propetario del consorzio Chase Manhattan Bank),  e da altri dirigenti del gruppo Bilderberg e del Council of Foreign Affairs (consiglio sulle relazioni estere, associazione privata americana composta da uomini d'affari e politici  che hanno un ruolo chiave nella politica estera),  provenienti dall'Europa Occidentale, Giappone e Nord America per l'interazione tra questi tre grandi della economia mondiale. Si tratta di una organizzazione dall'ideologia mondialista. Coinvolge l'elite dell'economia mondiale, imprenditori, economisti, avvocati di livelli molto alti. La prima riunione si è tenuta nella città giapponese di Kyoto nel 1976. Poco prima della fine della guerra di Vietnam, e davanti la crescente influenza internazionale dell'Unione Sovietica, Rockefeller ha tentato di creare un governo mondiale, introducendo il modello di "razionalizzazione tecnocratica" che ignora le leggi previste dalle costituzioni e  istituzioni governative di ogni paese. Nel 1980, Bill Moyers ( frammassone, ha raccomandato la creazione della Commissione), un giornalista che ha acquisito una notevole influenza internazionale e oggi è portavoce della Casa Bianca, scrisse : "Oggi David Rockefeller è il rappresentante più importante della classe dirigente-una fraternità multinazionale di uomini che decidono l'economia globale e determinano il flusso del suo capitale. Il cittadino Rockefeller gode di privilegi riservati al capo dello stato - non viene controllato alle dogane, nessuno gli chiede il passaporto e non si ferma quasi mai al semaforo rosso". In poche parole, lui è sopra ogni istituzione, governo o servizi governativi. E' lui che fornisce il movimento fluido del capitale e determina lo sviluppo dell'economia globale.  
Sebbene la Commissione Trilaterale è stata fondata e costituita da soggetti privati, non autorizzati da nessun governo al mondo, il suo carattere è ben lontano da quello privato. Facciamo un esempio di come questa organizzazione ha influito su alcune scelte politiche nel passato. Nel 1973 Zbignev Brzezinski (stretto assistente di Rockfeller e figura principale nel Council of Foreign Relation), ha individuato come prossimo presidente degli Stati Uniti una figura del tutto sconosciuta e impopolare-Jimmy Carter, un membro della Commissione Trilaterale e come suo vice Walter Mendel, anche lui membro. Rockfeller e la Commissione coprono tutte le spese elettorali, così Carter riesce a vincere le elezioni. Solo che era abbastanza  impreparato per il suo ruolo e così il potere va nelle mani della organizzazione che ha finanziato la sua elezione. Ovviamente tutti i ruoli principali del governo Carter sono distribuiti tra i suoi membri - Brzezninski stesso si occuperà della sicurezza nazionale. Qui una lista di personaggi importanti della politica americana (e non solo, visto che si parla anche di posizioni in strutture internazionali) che sono stati messi in funzione della Commissione e del CFR. Include 7 direttori dalla CIA, 387 membri dell'amministrazione Bush, il team di Clinton e Gore, Henry Kissinger, giornalisti molto influenti, ambasciatori della NATO, ecc.
Nelle mani della Comissione Trilaterale troviamo anche le università più importanti - Columbia, Georgetown, Harvard (dove era professore lo stesso Papademos), Hoover , Hudson, Massachusetts; alcuni dei giornali più grandi come NY Times, LA Times, Chicago Sun Times, tv come CBS... la lista è lunghissima. Quindi con i suoi soldi la Trilaterale può piazzare qualunque suo membro sui gradini alti del potere. Ecco come è strutturata l'organizzazione.


The Trilateral Commission





JUNE 2011
*Executive Committe






MARIO MONTI
European Chairman


JOSEPH S. NYE, JR.
North American Chairman


YOTARO KOBAYASHI
Pacific Asian Chairman


VLADIMIR DLOUHY
European Deputy Chairman


ALLAN E. GOTLIEB
North American Deputy Chairman


HAN SUNG-JOO
Pacific Asian Deputy Chairman


MICHAEL FUCHS
European Deputy Chairman


JAIME SERRA
North American Deputy Chairman


JUSUF WANANDI
Pacific Asian Deputy Chairman






DAVID ROCKEFELLER
Founder and Honorary Chairman


PETER SUTHERLAND
European Honorary Chairman


GEORGES BERTHOIN
European Honorary Chairman


PAUL A. VOLCKER
North American Honorary Chairman


***


PAUL RÉVAY
European Director


MICHAEL J. O'NEIL
North American Director


TADASHI YAMAMOTO
Pacific Asian Director




Qui  la lista completa dei membri della Commissione Trilaterale. Tuttavia nel suo nucleo rimane l'idea di un governo mondiale di tecnocrati. Si tratta di una elite bancaria che forma le politiche economiche e sociali, controlla e stimola la produzione di conoscenza accademica, partecipa nel controllo dell'attività religiosa tramite l'asse dell'antidogmatismo.
Mario Monti è anche membro del consiglio direttivo del gruppo Bilderberg  (lobby ristretta di potenti internazionali) dall'anno scorso. Qui ci troviamo davanti ancora David Rockfeller come membro del gruppo consultivo, ma anche il nuovo premier greco Lucas Papademos. 
Qui un intervento di Mario Monti, che non nasconde le sue intenzioni

mercoledì 9 novembre 2011

FARC e i bambini soldati, l'infanzia negata

Colombia, un paese sconvolto. Secondo al mondo dopo il Sudan per la percentuale di sfollati: oltre tre milioni di persone costrette a lasciare le proprie case in seguito a minacce, violenze e combattimenti tra le forze paramilitari. Secondo dati delle Nazioni Unite oltre 11.000 bambini sono stati coinvolti in vari scontri negli ultimi quasi 50 anni di guerriglia. Dati che suscitano estrema preoccupazione.


"La guerra è la madre di ogni cosa. O imparate a uccidere o sarete voi ad essere uccisi."

Parole pronunciate nel 1963, ma rimangono attuali dopo mezzo secolo in un paese travagliato da una guerra civile che sembra di non avere mai fine. Intanto chi soffre è la gente comune, il popolo colombiano che vorrebbe una tregua. Da parte dell'esercito,  delle milizie di destra, dei narcos, delle FARC, dell'ELN. Vorrebbe un paese pacifico dove i bambini hanno il diritto di studio, di gioco e  di essere felici, come tutti i bambini. E le madri non devono più preoccuparsi di quale formazione farà parte domani il loro figlio. Perchè spesso vengono reclutati dalla FARC come soldati proprio i bambini. Perchè, dicono loro, sono facili da sostituire. Secondo calcoli dell'Amnesty International almeno una terza parte delle truppe ancora non ha raggiunto maggiore età. C'e dell'altro - in alcune zone agrarie colombiane come Pato e Hulia che sono sotto il controllo dei guerriglieri, le famiglie sono costrette a cedere un figlio alle FARC poichè sia addestrato alla guerra. E questo non è altro che un rapimento, negare i diritti dei bambini è la cosa più crudele in assoluto. Non c'e nulla di più triste nel vedere un bambino con la divisa troppo grande, che invece di giocare a pallone impara ad utilizzare il Kalashnikov. Se un bambino non resiste e tenta la fuga viene fucilato come disertore. Siccome non ci vuole molto per convincere i bambini a combattere, vengono manipolati e mandati avanti, come carne di macello.
Questo fa perdere il senso del confine tra il bene e il male. Non c'e più nulla di poetico nella filosofia della guerriglia. Resta solo l'amaro in bocca, il sapore dell'impotenza.


Ma io credo che insieme possiamo cambiare il mondo.
Stop alla guerra. Stop all'uso di bambini soldato



In 47 anni di conflitto tra il governo di Bogotà e la guerriglia ci sono stati 300 000 morti, 3 milioni di sfollati (desplazados) e la soluzione sembra ancora lontana.

Qui, un report dell'UNICEF sui bambini soldati nel mondo.

martedì 8 novembre 2011

Colombia, ucciso Alfonso Cano,ultimo capo della FARC

L'ultimo leader del gruppo FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo) Alfonso Cano è stato assassinato in uno scontro a fuoco con i militari dell'esercito colombiano. Diventato lider maximo dopo la morte di Manuel Marulanda, sulla sua testa pendeva una taglia di 5 milioni di dollari. Dopo l'elezione del presidente Juan Manuel Santos non c'erano dubbi sul fatto che l'ex ministro della Difesa una volta arrivato al potere supremo, avrebbe cercato di finire il giro di vite sulle formazioni della guerriglia di sinistra, sia FARC che ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), di orientamento Guevarista.

La FARC è stata creata da Marulanda per contrastare il regime militare del governo che tutelava l'oligarchia e esercitava repressione contro la popolazione locale. Secondo lui l'unica soluzione era la resistenza armata. Il programma della FARC è antimperialista di natura e prevede radicali cambiamenti socio-economici. Chiede la naturalizzazione delle risorse naturali del paese, gestiti dagli Stati Uniti e la riforma agraria che permetterebbe la distribuzione della terra a coloro che la vogliono coltivare ma non possono comprarsela. I leader della FARC hanno capito che questo programma può essere realizzato solo attraverso una rivoluzione sociale. Manuel Marulanda Velez sosteneva fino alla sua morte che "il paese ha bisogno di una rivoluzione sociale, economica e politica" e che "il principale nemico del popolo colombiano è l'imperialismo nordamericano". Egli, secondo le parole di James Petras, sociologo e ricercatore americano di sinistra, "è stato l'unico dei suoi collaboratori che è morto tranquillamente di morte naturale nelle braccia dei suoi compagni paesani che difendeva e adorava". Immediatamente dopo la sua morte è stato annunciato il nome del suo erede-Alfonso Cano. E' stato chiamato per continuare "la lotta per la società socialmente giusta e la lotta per il socialismo" (la sinistra latinoamericana ama le ripetizioni semantiche). Per suoi vice sono stati eletti Bertulfo Alvarez e Pastor Arape. Invece l'ex vice di Marulanda Raul Reyes è stato ucciso nel vicino Ecuador durante un'azione dell'esercito colombiano, guidato dell'allora Ministro della Difesa e attuale presidente Juan Manuel Santos con l'approvazione del presidente di allora Alvaro Uribe (marionetta degli USA, ha completato con successo i suoi due mandati). Questa azione per poco non ha trascinato la Columbia in guerra con l'Ecuador e Venezuela, governati da Rafael Corea e Hugo Chavez, noti antimperialisti. 
Tra i studiosi della sinistra Latinoamericana esistono due punti di vista opposti. Alcuni, come il politogolo russo dr.Zbigniev Ivanovski, professore di Scienze Politiche e ricercatore del Istituto Latinoamericano della Academia delle Scienze Russe crede nel altruismo e l'idealismo dei capi della guerriglia. Altri invece, come il direttore della rivista bulgara "Geopolitica" Todor Kondakov e il francese Daniel Peko hanno introdotto il termine "trafficante di droga-guerrigliero, che combatte contro la società" e ritengono che proprio i  signori della droga colombiana sono interessati alla distruzione e la destabilizzazione del paese, e proteggono  i loro interessi criminali attraverso azioni di guerriglia. Perciò finanziano e armano i guerriglieri dei gruppi di sinistra radicale e manovrano le loro azioni militari e politiche. Bisogna sottolineare questo rapporto reciproco tra i signori della droga e FARC-sembra che sono gli unici a far paura ai trafficanti e addirittura capaci di costringergli a pagare il racket in cambio di protezione militare, cioè diventano le loro guardie di corpo personalizzate con i soldi del commercio della cocaina. E poi, una volta che entri a far parte della FARC non c'e via d'uscita, hai visto troppe cose, hai visto mettere bombe a chi rifiuta di pagare il pizzo, hai visto esecuzioni di chi ha provato a lasciare l'organizzazione, hai partecipato in sequestri di persone... insomma, un bel casino.

Il senatore americano democratico ed ex capo dell'Intelligence Bob Graham ha cercato di lanciare provocazioni dicendo che "la leadership della FARC è in stretta collaborazione con Al Qaeda". Utilizzando la parola magica (Al Qaeda) ha cercato di giustificare l'applicazione del Piano Columbia, un pò tralasciato e dimenticato negli ultimi anni: in poche parole consiste in un'invasione del territorio colombiano dell' esercito USA e la creazione di basi militari, con lo scopo di contrastare e resistere ai governi di sinistra radicale di Venezuela, Ecuador (dove la base militare americana sta per essere chiusa), Bolivia, America Centrale e dei Caraibi, e combattere il narcotraffico.

Nella nuova situazione, se dopo la decapitazione della leadership l'organizzazione inizia a disintegrarsi e marginalizzarsi, sarà eliminato uno dei motivi principali per il coinvolgimento degli USA. Tuttavia rimane il dubbio che il presidente Juan Manuel Santos rimarrà come "spina nel fianco" dei suoi vicini. Egli sembra che  continuerà ad essere guidato dalle parole dal suo predecessore, ministro della Difesa negli anni 60 Alberto Ruiz Nuovo: "La guerra è la madre di ogni cosa. O imparate a uccidere o sarete voi ad essere uccisi."
E' proprio quello che i colombiani non vogliono più. Desiderano solo vivere in pace. Ecco perchè hanno festeggiato la morte di Cano. Per loro questo rappresenta una nuova speranza, l'inizio della fine di un conflitto armato durato fin troppo. Il romanticismo dei rivoluzionari è sempre meno attraente. In 47 anni di conflitto tra il governo di Bogotà e la guerriglia ci sono stati 300 000 morti, 3 milioni di sfollati (desplazados) e la soluzione sembra ancora lontana.

venerdì 28 ottobre 2011

7 miliardi di speranze

Secondo le statistiche la popolazione della Terra arriverà a sette miliardi entro il 31 ottobre 2011. Questa è la data fissata dalla ONU per la nascita del bambino che farà oltrepassare questo numero. E' possibile che ciò è già accaduto perchè nessuno potrebbe dire con certezza quanti siamo. Questo numero è piuttosto simbolico, è il momento in qui bisogna fermarsi e pensare - qual'è il suo significato? Nella storia umana, da quando esistono le cronache scritte, il genere umano aumenta sempre di più. Si crede che nei tempi di Gesù la popolazione non superava i 300 milioni, al limite del primo miliardo siamo arrivati soltanto 1800 anni più tardi. Un altro miliardo è stato aggiunto nei primi vent'anni del ventesimo secolo, ora nel mondo vive il doppio della popolazione del 1960. Quindi le proiezioni per la crescita della popolazione nel futuro sono trattati con lo stesso scetticismo e cautela come le previsioni a lungo termine. Gli esperti tuttavia prevedono un rallentamento della crescita demografica. Speriamo che abbiano ragione.
Quanto pesano alla nostra terra 7 miliardi di abitanti?
Negli ultimi decenni, nonostante il calo delle nascite, la popolazione continuerà a crescere, sopratutto nei paesi poveri. Ma se i miliardi che vogliono sfuggire alla povertà seguono i percorsi tracciati dagli abitanti dei paesi ricchi, sarebbe un enorme peso per le risorse del nostro pianeta. I paesi ricchi usano molte più risorse pro capite rispetto a quelli poveri, ma con un aumento dei redditi aumenterebbe anche il consumo globale e questo può danneggiare il pianeta più della crescita della popolazione.
Nei paesi occidentali c'e un tasso demografico molto basso, ci pensano invece gli immigrati al rilancio delle nascite. La decisione delle giovani donne in tutto il mondo su quanti bambini avranno è determinante per la stabilizzazione della popolazione mondiale. Secondo alcune ricerche più sono istruite le donne, meno sono le probabilità di volere figli. Ma la mia opinione è che queste sono cose personali e non possono rientrare in nessuna statistica.

AFRICA L'altro fattore determinante è il tasso di mortalità. In alcuni paesi, come l'Uganda la metà della popolazione di 34 milioni, sono bambini di meno di 15 anni. Nel Corno D'Africa con il problema della siccità e la grave crisi umanitaria il tasso di mortalità è 15 volte più alto rispetto alla media e colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni. Nell'Africa Subsahariana resta comunque altissimo il tasso delle nascite-in Kenya è sceso da 8 a 5 figli da 1960 ad oggi (con la media mondiale di 2,5). In Nigeria che oggi è il paese più popoloso dell'Africa con 162 milioni di abitanti, si potrebbe verificare un boom demografico e la popolazione potrebbe aumentare più di 6 volte, raggiungendo 750 milioni entro il 2050.

VENEZUELA Bambini giocano davanti una baracca che fa da negozio in uno degli insediamenti abusivi, che circondano Caracas, una città di tre milioni di abitanti. Oggi un abitante della Terra su sette vive nelle bidonvilles o abitazioni di fortuna : fornirgli di  una casa migliore e istruzione adeguata sarà una delle grandi sfide del mondo popolato di sette miliardi di persone. (National Geographic, foto di Jonas Bendiksen).

INDIA Presto con i suoi 1,2 miliardi di abitanti supererà la Cina con attuali 1,3 miliardi, il paese con la popolazione più vasta del mondo. La soglia della povertà è stata spostata, chi vive con più di 26 rupie (meno di 40 centesimi) non è ritenuto povero. Secondo un ente governativo solo chi guadagna meno di 718 rupie (11,8 E) al mese nelle zone rurali e 945 rupie (14,7 E) al mese nelle città può beneficiare dei sussidi governativi. Utilizzando questi calcoli si stima che i poveri in India sono 407 milioni, ma in realtà sono molto di più. Questa definizione è stata detta irrealistica da molti organizzazioni internazionali.
Un altro esempio: un paese altamente industrializzato come la Germania e l'Etiopia in via di sviluppo, hanno quasi  lo stesso numero di abitanti-circa 80 milioni. Nel 2050 però l'Etiopia potrebbe arrivare a 174 milioni e la Germania si ridurrebbe a 72. Questo in soli 40 anni.
L'intero mondo industriale sta invecchiando rapidamente. Questo significa anche che le relazioni dei poteri politici subiranno cambiamenti. Paesi come Cina, India e Brasile - con i suoi 193 milioni di abitanti-aumenterà sempre di più la loro influenza politica. Insieme alla crescita demografica prevista sono in arrivo i problemi legati alla scarsità di risorse-terra da coltivare, cibo, energia, acqua potabile. Molti sono convinti che ci saranno guerre per l'acqua come  per il petrolio. A discrezione del WWF, se non cambiamo le nostri abitudini, entro 2050 avremo bisogno di tre pianeti come il nostro. Nei prossimi quarant'anni avremo bisogno di produrre la stessa quantità di cibo tanto quanto negli ultimi 8000 anni. E nel mondo industrializzato si continua a buttare troppo cibo che sarebbe in grado di sfamare quella grande percentuale della popolazione che soffre la fame ogni giorno.
L'unico modo di evitare una catastrofe globale sarebbe trovare un modo rivoluzionario nell'uso dell'acqua, l'energia e i terreni  coltivabili. Già nel 1789 l'economista inglese Thomas Malthus aveva previsto che la capacità degli uomini a riprodursi supererà la loro capacità di produrre cibo a sufficienza. Con la proliferazione della nostra specie le risorse del pianeta sono in pericolo critico. Non aiuta di certo il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici che provocano disastri in tutto il mondo. L'uso di carbone, petrolio e gas naturale favoriscono la nostra prosperità ma si produce anche gas ad effetto serra che è il principale colpevole per i cambiamenti climatici e mutila gli ecosistemi che ci nutrono. Bisognerebbe passare ad un uso graduale delle energie rinnovabili per sostituire completamente un giorno l'uso di combustibili dannosi. I problemi ambientali possono aumentare con l'aumento del bisogno di cibo, acqua ed energia. Per gli economisti la soluzione passa principalmente attraverso la riduzione della povertà, anche attraverso l'educazione (sopratutto per le donne) e nello specifico il controllo delle nascite.
Le domande sono tante, le risposte dipendono anche dalle decisioni che prenderà ognuno di noi. Speriamo siano quelle giuste.

martedì 18 ottobre 2011

Ghilad Shalit, l'accordo per il prigioniero più famoso del Medio Oriente

Perchè Israele ha accettato lo scambio di 1027 prigionieri palestinesi per un soldato israeliano?

Dopo oltre cinque anni di prigionia, stamattina verso le 8:00 ora locale è stato liberato Ghilat Shalit, il caporale israeliano rapito da un commando palestinese il 25 giugno del 2006 a Kerem Shalom, vicino alla Striscia di Gaza. Da allora è rimasto nelle mani di Hamas. Il 26 giugno del 2006 è stato rilasciato un comunicato che offriva lo scambio di Shalit per tutti i prigionieri palestinesi di sesso femminile e sotto i diciotto anni detenuti in carceri israeliani. Il primo luglio del 2006 la richiesta è cambiata, domandando la liberazione di 1000 prigionieri palestinesi e la fine degli attacchi sulla Striscia  di Gaza. C'e però da sottolineare il fatto che prima del sequestro di Shalit è avvenuto la cattura di due civili palestinesi (i fratelli Osama Muamar e Mustafa Muamar) vicino a Rafah, condotti in Israele senza nessuna accusa. Questo fatto è stato il primo caso di invasione via terra nella Striscia di Gaza. L'inizio di uno scontro durissimo e duraturo, seguito dalla operazione Piombo Fuso, conosciuta anche come Il Massacro di Gaza, in qui persero la vita molti civili palestinesi. L'occupazione di Gaza è ancora in corso.
L'unico contatto con il detenuto durante tutti questi anni sono tre lettere, un audio messaggio e un video, scambiato per il rilascio di venti donne palestinesi da un carcere israeliano. La vita di un soldato israeliano è diventata merce di scambio in un gioco politico molto più grande di lui.
L'accordo per la liberazione è stato raggiunto dopo una settimana di colloqui al Cairo tra David Mather, negoziatore ufficiale per la liberazione di Shalit  e rappresentanti dell'ala militare di Hamas. Questi colloqui sono avvenuti con la mediazione di rappresentanti del governo egiziano e un diplomatico tedesco. Sono stati definiti "lunghi ed estenuanti". Oggi, finalmente è stata concessa la decisione di fare lo scambio. La vita di Ghilad Shalit per quella di 1027 prigionieri palestinesi.

La conferma della liberazione è arrivata da Mahmoud-a-Zahar, uno dei vecchi leader di Hamas nella Striscia di Gaza. Shalit indossava un uniforme quando è stato consegnato, questo ha un significato molto profondo. Vuol dire che è stato ritenuto sempre un militare, prigioniere di guerra. Vuol dire che per Hamas è una vittoria storica - il cedimento di Israele pochi giorni dopo la richiesta ufficiale davanti all'ONU per il riconoscimento dello stato di Palestina. Oggi sono stati liberati 477 prigionieri con la mediazione della Croce Rossa, altri 550 saranno rilasciati nei prossimi due mesi. Alcuni di loro saranno mandati in Turchia, Siria e Qatar.
Cos'è che ci colpisce da subito? Il numero sproporzionato?
O la decisione di Israele di cedere alle richieste di Hamas e rilasciare alcuni detenuti condannati anche a più ergastoli (però c'e da sottolineare che molti di loro erano innocenti e senza condanne)? Che fine ha fatto la linea durissima di "non trattare con i terroristi",  da sempre adottata dal governo israeliano? 

C'e una priorità nella opinione pubblica in Israele-riportare a casa ogni soldato, vivo o morto. Non si può comprendere la società israeliana senza capire cosa significa per gli israeliani Tshahal-acronimo di Tzva Hagana Le Ysra'el (Esercito di Difesa di Israele) o IDF. L'esercito in Israele costituisce una sorta di prisma attraverso cui è possibile scomporre e leggere la complessa articolazione della società israeliana. In nessun altro paese le forze armate rappresentano ciò che Tshalal rappresenta  per gli israeliani. E' impensabile diventare membri apprezzati della società senza essere prima passati attraverso le forze armate. La leva militare è obbligatoria per tutti (due anni per le donne, tre anni per gli uomini). Una volta finito il servizio di leva, tutti devono prestare servizio militare una volta all'anno (30 giorni per gli uomini e 28 per le donne che vengono liberate dopo aver contrattato matrimonio). Spesso vengono mandati nei punti più caldi del conflitto mediorientale. Di fatto, queste zone sono spesso nelle mani dei teenager combattenti.
Solo gli Haderim (i studenti ortodossi) ne sono esentati. Tutti passano dall'esercito e tutto hanno almeno un parente che ci resta a far parte dello stesso. E' una sorta di porta di successo per tutti-medici, giornalisti, avvocati. Però loro chiedono garanzie. Vogliono sapere che se un giorno cadono in mano del nemico, sarà lo stato ebraico a salvargli. L'esercito rappresenta un elemento di coesione sociale in una società patriarcale e maschilista, dove nasce il culto dell'eroe combattente. Ecco perchè c'e stata l'approvazione del 80% dell'opinione pubblica per lo scambio di Shalit. Perchè ognuno di loro un domani si potrebbe trovare nei suoi panni.
Dall'interno del paese, il premier Netanyahu è sotto grande pressione. Da  mesi Israele è scosso da disordini sociali. Qui entra in gioco il solito gioco della distrazione- le foto del soldato liberato che ritorna a casa e riabbraccia la sua famiglia potrebbe distogliere l'attenzione dai problemi sociali e politici.
Anche dalla parte palestinese l'accordo è stato utilizzato per pubblicità politica. Si dice che Hamas sta per cambiare il suo ufficio politico, abbandonando la Siria di Bahsar al-Asad e dirigendosi verso Egitto e i Fratelli Musulmani. Si attribuiscono questa liberazione come vittoria personale, una sconfitta ai servizi segreti israeliani. Di certo Hamas, come Fatah deve fare i conti con la primavera araba e con i nuovi confusi equilibri della regione.