venerdì 27 aprile 2012

Charles Taylor, finalmente condannato


Ieri, 26 aprile 2012 l'ex presidente liberiano Charles Ghankay Taylor è stato riconosciuto colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità durante la guerra in Sierra Leone (1991-2001) dalla Corte Speciale per Sierra Leone dell'Aja. In questo conflitto armato hanno perso la vita oltre 100,000 persone e più di due milioni sono stati forzati a lasciare la propria abitazione, quasi la metà della popolazione intera di Sierra Leone. Taylor è accusato di aver appoggiato RUF (Revolutionary United Front) e AFRC (Armed Force Revolutionary Council) e finanziato l'armamento con diamanti insanguinati, con lo scopo di rovesciare il governo legittimo di Sierra Leone. 
Ma ci sono altre accuse (undici in totale) - stupri, mutilazioni, omicidi, schiavitù sessuale, reclutamento di bambini soldati, atti di punizione di massa, terrorismo... ma la crudeltà di quest'uomo non è una cosa che si può definire con semplici termini legali. Perchè dietro ogni accusa c'e una storia umana. Ogni uomo con il braccio tagliato, ogni donna stuprata o bambino drogato e obbligato a sparare i propri genitori, portano con se i propri incubi per tutta la vita.
"Prima non ero un medicante. Ora sono costretta a farlo per poter sfamare i miei figli e mandarli a scuola", dice Kadyatu Fofana che vive nel constante orrore delle atrocità della guerra. Si siede davanti alla sua capanna di cemento in una sedia a rotelle dopo l'attacco dei famosi ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito. Sono arrivati nel suo villaggio nel 1999 e mentre lei cercava di scappare hanno cominciato a tagliarli le gambe a colpi di machete. In ospedale gli hanno dovuto amputare entrambe le gambe.

Edward Conte, un altro cittadino di Sierra Leone ha perso il suo braccio destro dal gomito, così non poteva andare a votare (famosa pratica dei ribelli). Ora vuole vedere Taylor punito. "Non deve respirare mai più aria da uomo libero", dice Edward, "una volta ci disse che tutti in Sierra Leone proveremo l'amarezza della legge, ora invece finalmente tocca a lui". Si ritiene che Taylor ha detto che "Sierra Leone proverà l'amarezza della guerra" in un'intervista con la BBC nel 1990. Un anno dopo, inizia la guerra e il RUF entra dalla frontiera con la Liberia. Taylor è accusato in sponsorizzazione e sostegno ai ribelli nel suo tentativo di rovesciare il legittimo governo e di impossessarsi del controllo delle miniere diamantifere. 
Ma non tutti ritengono Taylor l'unico colpevole per i crimini commessi in Sierra Leone. E' ampiamente accettato che i giudici non indagano tutti coloro che sono responsabili del conflitto sanguinoso. Un ex soldato del RUF dice : "Perchè Pa non è stato mai indagato? Invece ci dicono che è Taylor colpevole di tutto e noi sappiamo bene che abbiamo davanti gli occhi dei criminali che vediamo tutti i giorni e non verranno mai incriminati."
"Pa" Ahmad Tedjan Kabbah è l'ex presidente della Sierra Leone (1997-98 e1998-2006). Kabbah è colui che ha chiesto alla comunità internazionale di organizzare un tribunale per i crimini di guerra dopo l'arrivo della pace nel paese. Tredici persone, tra cui Taylor, sono state accusate, nove di esse sono state già condannate e imprigionate. Ma tre grandi nomi (tra cui Foday Sayabana Sankoh, il leader del RUF che divenne noto per le pratiche brutali quali stupri di massa e amputazioni durante la guerra civile), sono morti prima del processo.
Johhny Paul Koroma, capo dello stato dal 1997 al 1998, accusato anche lui di crimini contro l'umanità, corruzione e complotto con il RUF per l'uccisione di Kabbah risulta ancora mancante. Questo rende Taylor, che è stato arrestato nel 2006,  l'unico nome importante nel processo. Molti generali con un rango più basso nella gerarchia militare non fanno nemmeno parte del'inchiesta...
Peter Anderson, presidente dei compiti pubblici della Corte Speciale di Freetown ha detto che l'accusa deve avere i suoi limiti ben chiari. "Il nostro compito era di condannare quelli che avevano le maggiori responsabilità. Questo significa che molti comandanti di medio livello, quelli che hanno più sangue sulle loro mani, non andranno mai in tribunale. Nessun tribunale può condannare tutti i colpevoli. Ad un certo punto lo stato deve accettare questo fatto."

Cinque ore ad est da Freetown, in direzione Liberia il processo conta ben poco per la gente comune. La piccola, polverosa città di Kenema sembra una città africana come un'altra, finché non vedi i negozi di diamanti. Sono dappertutto. Decine di belle immagini di diamanti, dipinti a mano decorano parete dopo parete. I proprietari stanno seduti davanti e aspettano, dietro di loro si vedono le finestre con grate in acciaio. Kenema è il cuore del commercio di diamanti in Sierra Leone. Un commercio che si trova al centro del processo contro Taylor, accusato di incitare alla guerra, vendendo armi e munizioni ai ribelli in cambio di diamanti insanguinati. Durante la guerra civile, il controllo delle miniere di diamanti è fortemente conteso. Bambini, donne e uomini erano costretti a lavorare nelle miniere in condizioni spaventose. Tuttavia, i dettagli del processo difficilmente arrivano fuori di Freetown.
Molte persone non vogliono tornare ai conflitti e hanno trascorso gli anni del processo cercando di ricostruire le proprie vite. Sia la Sierra Leone che la Liberia sono due paesi estremamente poveri e la sopravvivenza quotidiana sembra molto più importante della giustizia.
Taylor non è stato processato per le atrocità in Liberia, che lascia un cattivo sapore in bocca a molte persone.
Fofana se ne sta seduta nella sua sedia a rotelle davanti la sua capanna di cemento e sa che la sua vita continuerà sul orlo della sopravvivenza, qualunque sia il verdetto del processo. "Anche se gli danno 100 anni per me non fa nessuna differenza. La mia famiglia ha bisogno di cibo. Tutto qui."


giovedì 22 marzo 2012

Il mondo ha sete perchè abbiamo fame


22 marzo, Giornata Mondiale dell'Acqua 2012

Avete mai pensato bene cosa è l'acqua?

L'acqua e dentro di noi, letteralmente. Il nostro corpo è composto per grandissima parte di acqua, da una media del 75% nei neonati a circa 50% nella terza età. Tutti gli organismi viventi dipendono dall'acqua e ne contengono diverse quantità. Senza acqua non c'e vita. E ciò nonostante un miliardo di persone non hanno accesso all'acqua potabile. Due miliardi e ottocento milioni, di cui un miliardo sono bambini vivono senza accesso a una rete idraulica sicura. Le conseguenze sono molto gravi, ogni giorno muoiono almeno 4.000 bambini per malattie causate dall'uso di acqua inquinata. Questo mentre 12% della popolazione della Terra ha accesso all'85% delle risorse idriche e solo lo 0.5% dell'acqua del pianeta è potabile. E senza acqua non si può produrre cibo.
La Giornata Mondiale dell'Acqua viene celebrata  ogni anno, il  22 marzo. Questa giornata dedicata all'acqua potabile è stata proposta alla Conferenza sull'ambiente e lo sviluppo (UNCED) che si è tenuta nel 1992 a Rio di Janeiro, Brasile. Il suo scopo è di attirare e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle questioni dell'importanza dell'acqua potabile e la difesa delle risorse idriche. Ogni celebrazione annuale è associata ad un aspetto specifico dell'acqua potabile. Quest'anno il tema è la sicurezza dei prodotti alimentari e l'acqua potabile. Lo slogan "Il mondo ha sete perchè abbiamo fame", in riferimento all'importanza dell'approvvigionamento di acqua fresca e potabile unito a quello alimentare. Perchè il consumo e l'assunzione di acqua non è solo quello che beviamo, ma anche quello che mangiamo. Si sottolineano anche i grandi sprechi idrici, e di nuovo non quello che beviamo ma quello che ci serve per produrre cibo. Secondo il rapporto "Progress on Drinking Water and Sanitation 2012" della UN - UNICEF e l'Organizzazione Mondiale della Salute (WHO),  per la produzione di un pomodoro, una fetta di pane, 100 gr di formaggio o un hamburger sono richiesti rispettivamente 13, 20, 50 e 2.400 litri d'acqua. Per un chilo di grano ci vogliono 1.500 litri e invece per un chilo di carne siamo ai 15.000 litri (o dieci volte di più). Il 90% del consumo dell'acqua serve per produrre cibo.
Un consumo di dieta vegetariana invece ridurrebbe significativamente i consumi  idrici. Si considera che nel 2025 2/3 della popolazione mondiale potrebbe vivere in condizioni di stress idrico. E nonostante tutto 1/3 parte del cibo prodotto va sprecato o buttato. L'acqua può essere risparmiata ma dipende anche delle nostre scelte di cibo. Non sprecare cibo vuol dire risparmiare acqua.

E tu cosa fai oggi per attribuire la Giornata Mondiale dell'Acqua?


































giovedì 9 febbraio 2012

Iran, la minaccia fantasma

Il 23 gennaio i paesi della Unione Europea hanno ufficialmente approvato un embargo petrolifero contro l'Iran, come parte delle sanzioni contro il programma nucleare di Teheran. Secondo fonti diplomatiche, le misure adottate comprendono embargo immediato sui nuovi contratti per il greggio e i prodotti petroliferi, invece i contratti ancora in corso possono essere implementati fino a giugno. Questo fa parte  del dialogo politico per far tornare l'Iran al tavolo delle trattative. Teheran  sostiene invece che il suo programma nucleare è destinato esclusivamente a scopi pacifici, cioè alla produzione di energia nucleare. Molti rappresentanti della comunità internazionale "temono" invece che  il paese sta cercando di sviluppare armi nucleari. Negli ultimi giorni la retorica è diventata estremamente radicale. Questo porta a una forte risonanza interna - la moneta nazionale iraniana, il rial, si è ammortizzata del 10%.
Gli Stati Uniti hanno imposto da molto tempo sanzioni che in pratica vietano ogni tipo di commercio con l'Iran. A novembre, in seguito di un rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) si è sparsa la notizia che l'Iran forse (colpisce molto la parola forse) sta sviluppando armi nucleari. Si sono svolti delle riunioni tra l'AIEA e Iran in Teheran dal 29 al 31 gennaio 2012, con lo scopo di risolvere le questioni sostanziali in sospeso. Ma vediamo un pò di storia del programma nucleare iraniano.

Nella metà degli anni 70 è stata progettata (da Siemens in collaborazione con AEG Telefunken) un'importante programma di energia nucleare. Sono stati iniziati i lavori per la costruzione di due reattori nucleari ad acqua pressurizzata (o a fusione) di 1,294 MW ciascuno. La centrale nucleare si trova nella parte settentrionale del golfo Persico vicino la città di Bushehr. Il programma tedesco intendeva includere 2100 lavoratori tedeschi e oltre 7000 iraniani. Lo Scià Mohhamad Raza Pahlavi riteneva che questo programma avrebbe procurato al paese le infrastrutture indispensabili per la industrializzazione del paese. Il reattore di Bushehr è stato completato al 85% nel 1979 prima dell'inizio della Rivoluzione Iraniana e avrebbe dovuto essere completato nel 1981. La prova a pressione del contenimento nel primo reattore è stata completata. Dopo la caduta dello Scià è stata interrotta la costruzione di entrambi reattori. L'ayatollah Khomeyni riteneva questo progetto "anti-islamico" ed è stato presto abbandonato dal governo di Mehdi Bazargan. La costruzione è stata completamente abbandonata nel 1982 in seguito ad  un incendio nello stabilimento. Durante la guerra Iran-Iraq sono stati parzialmente danneggiati entrambi i reattori da aerei iracheni nonostante i tentativi dell'Iran di spostare il combustibile in modo di evitare l'attacco. I danni sono stati di un valore da 2,9 a 4,6 miliardi di dollari. Nel 1987 un'azienda argentino-spagnola stava negoziando con il governo iraniano per completare i lavori in tre anni, ma non si è raggiunto nessun accordo. A questo punto non restava che chiedere ai tedeschi di Siemens di completare i lavori mai finiti. L'Iran non era in grado di convincere Siemens di riprendere il lavoro, di fronte alle pressioni diplomatiche applicate dagli Stati Uniti. KWU ha proposto un nuovo design, sostituendo i reattori nucleari con turbine a gas naturale in funzione, ma l'Iran non era interessato a questa alternativa. La disputa legale tra Siemens e l'Iran è rimasta irrisolta e il governo iraniano ha chiesto ai tedeschi danni di miliardi di dollari per il lavoro non portato a termine.

 Nel gennaio 1995 la Russia e l'Iran firmano un contratto in base al quale la Russia potrebbe fornire un reattore ad acqua leggera pressurizzata VVER-1000 (aka WWER-1000)  da 915-1,073MW. I reattori russi sarebbero installati nelle strutture originali progettate per il reattore tedesco di 1200-1300 MW. Ci sono voluti 15 anni prima che la centrale diventasse operativa. La fornitura di uranio arricchito per alimentare la centrale è stata rinviata più volte dalla Russia - con le scuse di pagamenti mancati o problemi tecnici. Diversi osservatori però hanno interpretato il risultato come una pressione da parte degli USA, che accusano la repubblica Islamica di perseguire un programma nucleare militare. Gli accordi con  la Russia sono di restituire il combustibile nucleare esausto in modo che non ci siano dubbi sul suo utilizzo per la costruzione di armi di massa. Teheran ha annunciato di volersi dotare di altre centrali nucleari in grado di produrre un totale di 20.000 MW di energia elettrica. Quello che preoccupa la comunità internazionale è la produzione dell'uranio arricchito nel sito di Qom Fordow  che sarà avviata per gli inizi di febbraio, secondo Fereydoun Abbasi Davani, capo dell'Organizzazione per l'Energia Atomica Iraniana. "In più", ha aggiunto Abbasi, "l'Iran sarebbe pronto ad esportare ad altri paesi legati all'energia nucleare." E' pronto anche con la produzione dell'acqua pesante (ossido di deuterio) particolarmente utile nel campo medico. Secondo fonti iraniani la prima barra di combustibile nucleare è stata già prodotta e testata.
Il ministero degli affari esteri russo ha espresso la sua "inquietudine" del fatto che l'Iran si rende indipendente. Forse perchè in questo modo non gli potrebbe più vendere il proprio uranio?
La situazione iraniana è un nodo complesso. Inoltre, si parla che verranno effettuate nuove sanzioni economiche. Alcuni esperti arabisti credono che questa storia fa parte della campagna elettorale di Obama. L'idea è quella di spezzare il  potere economico iraniano. Ma se la risposta sarà la chiusura dello stretto di Hormuz in pratica si paralizzerà l'economia mondiale. Il supremo leader spirituale ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che la repubblica islamica non si piegherà alle pressioni internazionali per abbandonare il suo programma nucleare.
"Le minacce di guerra  da parte degli USA sono dovute al fatto che gli americani hanno paura di affrontare il dialogo con l'Iran e l'unico modo per raggiungere i loro obiettivi sono guerre e spargimento si sangue", ha detto Khamenei.
In conclusione - nonostante l'embargo, il collasso della economia iraniana non verrà. India e Cina sono disposte a pagare il petrolio con oro e con questo ignorare il dollaro americano. I toni duri americani sono soltanto dimostrazioni del tipo esercizio militare ma la retorica non funziona all'unisono con le azioni. A tutte le parti è molto chiaro che un conflitto militare tra paesi come gli Stati Uniti e l'Iran non avrà soltanto un carattere regionale. Quindi ogni azione è estremamente cauta. Inoltre, sappiamo che la retorica fa parte della guerra. Ma il programma nucleare di Teheran è solo una scusa? Il conflitto non è per il controllo dello stretto di Hormuz e per il petrolio? O in gran parte si tratta della  dottrina iraniana per la politica estera con la quale l'Iran vuole diventare leader regionale? 
Naturalmente è tutto collegato. 


"La mia convinzione è che uccidere sotto il mantello di guerra non è altro che atto di omicidio."
Albert Einstein






mercoledì 18 gennaio 2012

Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili-la tortura come tradizione

Mutilazioni genitali femminili - il nome in se basta per far venire i brividi. Include pratiche tradizionali che vanno dall'incisione alla esportazione di parte o in tutto dei genitali femminili esterni. Sembrerebbe così difficile da credere che un essere umano può fare una cosa simile ad un altro essere umano. Ma nonostante ciò è una realtà che colpisce milioni di bambine, ragazze, donne in più parti del mondo. Le MGF sono praticate in oltre 28 paesi dell'Africa Sub-sahariana, alcune zone dell'Asia, America Latina e del Medio Oriente.

Egitto, Mali, Eritrea, Etiopia, Somalia... sono solo alcuni paesi dove avviene quest'orrore. Secondo Amnesty International le MGF vengono praticate anche in Europa, dalle comunità di migranti provenienti dalle zone in cui vengono praticate queste credenze ed usanze locali. Molto spesso le bambine che vivono in Europa vengono portate nel loro paese di origine durante le vacanze per essere mutilati. Secondo una stima del Parlamento Europeo solo in Europa le donne che hanno subito MGF sono oltre 500.000. In Italia le vittime potenziali sono oltre 35.000.
Le stime a livello mondiale invece  sono da 100 a 140 milioni di donne che convivono con questa realtà crudele. Potete immaginare come le bambine vengono costrette con le minacce e  forzate a fare una cosa che non capiscono? Non possono neanche opporsi per paura di essere rifiutate dalla società in cui vivono, l'obbedienza assoluta è una cosa che gli viene insegnata da quando nascono. Purtroppo il 20% delle bambine che subiscono questo intervento muoiono - o per le   tremende emorragie che seguono o per le infezioni che si verificano dopo.  L'UNICEF ha dichiarato il 6 febbraio la giornata mondiale contro le MGF, per dare voce a chi non può difendersi da solo.

Le bambine subiscono un infinito lavaggio di cervello - il tuo corpo non ti appartiene, la tua anima non ti appartiene, tu non sei nessuno. Gli uomini richiedono le mutilazioni per alcuni motivi, tutti orrendi. Per assicurarsi che le loro donne saranno fedeli o che non saranno violentate dalle tribù nemiche. O che durante il parto, il bambino non deve entrare in contatto con gli organi femminili in quanto, ritenuti opera del diavolo e porterebbero al bambino cattiva sorte e infelicità. Il vero motivo invece è la dominazione maschile, assoluta e indiscussa.
La convinzione che il corpo femminile non è uno strumento per il divertimento ma serve solo per partorire figli è nella base di questa tradizione. Serve per ridurre la sessualità femminile, ma anche per motivi igienici ed estetici - in alcune culture gli organi sessuali femminili sono considerati osceni e portatori di infezioni. Alcuni invece credono che questa pratica viene prevista dai testi sacri (il Corano) anche se non c'e nessuna traccia che prevede questo intervento, anzi il Corano nega ogni forma di violenza. Le MGF vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e 14 anni. Di solito vengono eseguite da donne. Il rito viene eseguito con forbici, coltello, rasoio o un pezzo di vetro. Dopo "l'intervento" la vagina viene cucita e la bambina fasciata e immobilizzata per 4-6 settimane in modo che la ferita si chiude, lasciando solo un piccolo buco per la minzione e il ciclo mestruale. La procedura in se è dolorosissima, praticata senza anestesia, in condizioni sanitarie precarie con strumenti non sterili e con delle conseguenze gravissime sia dal punto di vista fisico che psicologico. Queste donne resteranno soggette di problemi ginecologici per tutta la vita. In oltre, aumenta l'incidenza della mortalità materna per complicazioni durante il parto e le donne diventano più vulnerabili all'infezione dell'HIV (AIDS). E' un trauma tremendo, il dolore resta per tutta la vita, ma l'umiliazione di essere state ferite senza nessun motivo lascia una cicatrice molto più profonda di quella fisica. Questa pratica è una gravissima violazione dei diritti umani e l'intero mondo dovrebbe fare del suo meglio per proteggere la salute mentale e fisica di queste bambine, aiutando a fermare questo fenomeno con tutti i mezzi possibili.
Le MGF violano il diritto all'integrità fisica e psicologica, al più alto standard di salute possibile, a essere libere da ogni forma di discriminazione - inclusa la violenza - e di trattamento crudele, disumano o degradante, violano i diritti dell'infanzia, e in alcuni casi gravi, il diritto alla vita.  Le MGF sono discriminatorie e violano il diritto alla salute delle bambine. E' un fenomeno che deve finire, ora e per sempre.









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venerdì 30 dicembre 2011

La rivoluzione islandese


Islanda, isola di ghiacci e vulcani. Avete sentito parlare dalla rivoluzione islandese. Non si parla molto nel mondo dei mass-media. All'inizio della crisi finanziaria del 2008 l'Islanda è andata letteralmente in bancarotta. E le ragioni sono menzionati brevemente, dopodichè il paese nord europeo poco conosciuto sparisce dei radar. Uno dopo l'altro i paesi europei si trovano faccia a faccia con il fallimento. Questo da parte sua minaccia l'esistenza della moneta unica, che avrà conseguenze diverse per tutto il mondo. In una situazione come questa, l'ultima cosa che vogliono i poteri forti è l'esempio dell'Islanda. Ecco perchè:
Cinque anni di regime neoliberista trasformano l’Islanda in uno dei  paesi più ricchi del mondo. Popolazione 320.000 persone, niente esercito. Nel 2003 sono state privatizzate tutte le banche. Per attirare gli investitori esteri è stato introdotto il banking on-line. La riduzione dei costi permette rendimenti relativamente più alti. Conti chiamati Ice Save attirano molti piccoli investitori inglesi e olandesi. Ma con l'aumento degli investimenti cresce anche il debito estero bancario. Nel 2003 il debito dell'Islanda è il 200% del prodotto interno lordo e nel 2007 al 900%. La crisi finanziaria del 2008 è il colpo mortale. Le tre banche principali - Landbanki, Kapthing e Glitnir per non fallire sono state nazionalizzate e la corona perde l'85% del suo valore nei confronti dell'euro. Alla fine dell'anno l'Islanda annuncia il proprio fallimento. Il premier del governo di coalizione, il socialdemocratico Geir Haarde fa trattative per ottenere un debito di 2,1 miliardi di euro, a cui i paesi scandinavi aggiungono altri 2,5 miliardi di euro. Ma gli ambienti finanziari internazionali fanno pressione sull'Islanda chiedendogli di adottare misure radicali. L'UE e il FMI insistono ad adottare il debito pubblico islandese, sostenendo la teoria che questo è l'unico modo per pagare l’Inghilterra e i Paesi Bassi. Il popolo invece non è d’accordo, proteste e sommosse continuano e alla fine il governo è costretto a dare le dimissioni. Dopo le elezioni del 2009 al potere arriva una nuova coalizione di sinistra. Condanna il sistema economico neoliberalista, ma si arrende quando al paese viene richiesto di pagare il debito di 3,5 miliardi di euro. Questo in poche parole vuol dire che ogni cittadino islandese dovrebbe pagare 100 euro dalla propria tasca per un periodo di 15 anni per un totale di 12 000 euro a testa (c'e da sottolineare che questo è un debito accumulato da privati verso privati,e ancora-i profitti sono privati ma i debiti nazionalizzati). Poi all'improvviso succede l'impensabile. L'idea che i cittadini devono pagare per gli errori dei monopoli finanziari e che il paese intero deve pagare le tasse per rimediare ai debiti dei privati, cambia completamente il rapporto tra i cittadini e le loro istituzioni politiche. I leader politici islandesi prendono la parte del popolo. Il presidente Olafur Ragnar Grimsson rifiuta di ratificare la legge che rende i cittadini islandesi responsabili del debito delle banche islandesi e convoca un referendum. Naturalmente, la pressione internazionale aumenta. La Gran Bretagna e i Paesi Bassi minacciano rappresaglie che porteranno all'isolamento del paese. Alla vigilia del referendum il FMI avverte che non presterà nessun aiuto, il governo britannico minaccia di congelare i conti correnti e i risparmi degli islandesi. Grimsson ha dichiarato: "Ci hanno detto che se non accettassimo le condizioni del pagamento del debito diventeremo una Cuba del Nord. Ma se accettiamo, diventeremo un Haiti del Nord."
Al referendum del marzo di 2010, il 93% ha votato contro il pagamento del debito pubblico. Il FMI blocca immediatamente ogni credito. Ma la rivoluzione, di cui i mainstream media non parlano proprio, non si spaventa. Alimentato dalla rabbia dei cittadini, il governo ha iniziato delle indagini civili e penali contro i responsabili della crisi. L’Interpol ha emesso un'ordine internazionale  di arresto per l'ex presidente della banca Kaupthing-Sigurdur Eynarson, mentre altri banchieri e altri coinvolti nel crollo finanziario stanno fuggendo del paese. Gli islandesi però non si fermano qui: decidono di adottare una nuova costituzione che avrebbe liberato il paese dal potere della finanza internazionale e del denaro virtuale. Per farlo decidono di eleggere 25 da 522 adulti che non partecipano in nessun partito politico, che vengono raccomandati da almeno 30 persone. Si chiama assemblea costituente ed è composta da docenti universitari, intelettuali, giornalisti, avvocati. Le loro riflessioni partono da un documento di 7oo pagine scritti da una comissione di osservatori, riuniti nel National Forum. Il progetto viene chiamato Magna Carta, può essere seguito liberamente sui social network e su un canale youtube.
Questo documento non è opera di una manciata di politici ma è stato scritto su internet. Le riunioni costitutive sono condotte on-line, i cittadini possono discutere, scrivere i loro commenti e presentare proposte,osservando personalmente come la loro costituzione prende forma. Nata con la partecipazione a livello nazionale, la nuova costituzione sarà approvata dal Parlamento dopo le prossime elezioni.
Oggi le stesse soluzioni si propongono ad altre nazioni. Ai greci invece viene detto che l'unica soluzione per loro è la privatizzazione del loro settore pubblico. La stessa minaccia si espande sui spagnoli, italiani e portoghesi.
Invece noi restiamo stupiti dall'Islanda e del suo rifiuto di sottomettersi agli interessi stranieri, in quanto paese minuscolo, ma che con una voce forte e chiara ha dichiarato che la sovranità è del suo popolo.
In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.


mercoledì 16 novembre 2011

Mario Monti e l'ideologia mondialista

Negli ultimi cinque giorni due paesi con gravi problemi economici - L'Italia e la Grecia, hanno raggiunto la stessa soluzione della situazione critica in cui si trovano. Due economisti con molta esperienza nei principali istituti bancari  sono stati messi alla guida senza essere eletti del popolo. Un articolo del  zougla.gr  indica che entrambi i primi ministri sono stati nominati attraverso un'intervento drastico da parte dei paesi "potenti" d'Europa. Ma Lucas Papademos e Mario Monti sono dei salvatori, dei  messia o semplicemente eseguono decisioni prese altrove? Uno sguardo veloce è sufficiente per spiegare una situazione complessa in cui si trovano l'aerea dell'euro e l'economia globale.

Mario Monti è un rispettato economista, allievo del premio Nobel James Tobin a Yale. Il famoso italiano, commissario europeo e ex-capo del dipartimento della Commissione Europea (Ufficio del mercato interno e politiche di concorenza), è anche ex consigliere finanziario della Goldman Sachs e  della Coca Cola. Presidente della Bocconi di Milano. E' il primo presidente onorario di "Bruegel", un think tank europeo fondato nel 2005 che si occupa di relazioni internazionali economiche e finanziarie. Invece Papademos è un banchiere, professore universitario presso l'Harvard University, ex vicepresidente della BCE, ex presidente della banca di Grecia. Cosa hanno in comune questi due personaggi?
Primo, tutte e due sono membri della Commissione Trilaterale.
Mario Monti è presidente per l'Europa della Commissione Trilaterale. Una organizzazione privata fondata nel 1973  al culmine della prima crisi petrolifera da David Rockefeller (multimiliardario e propetario del consorzio Chase Manhattan Bank),  e da altri dirigenti del gruppo Bilderberg e del Council of Foreign Affairs (consiglio sulle relazioni estere, associazione privata americana composta da uomini d'affari e politici  che hanno un ruolo chiave nella politica estera),  provenienti dall'Europa Occidentale, Giappone e Nord America per l'interazione tra questi tre grandi della economia mondiale. Si tratta di una organizzazione dall'ideologia mondialista. Coinvolge l'elite dell'economia mondiale, imprenditori, economisti, avvocati di livelli molto alti. La prima riunione si è tenuta nella città giapponese di Kyoto nel 1976. Poco prima della fine della guerra di Vietnam, e davanti la crescente influenza internazionale dell'Unione Sovietica, Rockefeller ha tentato di creare un governo mondiale, introducendo il modello di "razionalizzazione tecnocratica" che ignora le leggi previste dalle costituzioni e  istituzioni governative di ogni paese. Nel 1980, Bill Moyers ( frammassone, ha raccomandato la creazione della Commissione), un giornalista che ha acquisito una notevole influenza internazionale e oggi è portavoce della Casa Bianca, scrisse : "Oggi David Rockefeller è il rappresentante più importante della classe dirigente-una fraternità multinazionale di uomini che decidono l'economia globale e determinano il flusso del suo capitale. Il cittadino Rockefeller gode di privilegi riservati al capo dello stato - non viene controllato alle dogane, nessuno gli chiede il passaporto e non si ferma quasi mai al semaforo rosso". In poche parole, lui è sopra ogni istituzione, governo o servizi governativi. E' lui che fornisce il movimento fluido del capitale e determina lo sviluppo dell'economia globale.  
Sebbene la Commissione Trilaterale è stata fondata e costituita da soggetti privati, non autorizzati da nessun governo al mondo, il suo carattere è ben lontano da quello privato. Facciamo un esempio di come questa organizzazione ha influito su alcune scelte politiche nel passato. Nel 1973 Zbignev Brzezinski (stretto assistente di Rockfeller e figura principale nel Council of Foreign Relation), ha individuato come prossimo presidente degli Stati Uniti una figura del tutto sconosciuta e impopolare-Jimmy Carter, un membro della Commissione Trilaterale e come suo vice Walter Mendel, anche lui membro. Rockfeller e la Commissione coprono tutte le spese elettorali, così Carter riesce a vincere le elezioni. Solo che era abbastanza  impreparato per il suo ruolo e così il potere va nelle mani della organizzazione che ha finanziato la sua elezione. Ovviamente tutti i ruoli principali del governo Carter sono distribuiti tra i suoi membri - Brzezninski stesso si occuperà della sicurezza nazionale. Qui una lista di personaggi importanti della politica americana (e non solo, visto che si parla anche di posizioni in strutture internazionali) che sono stati messi in funzione della Commissione e del CFR. Include 7 direttori dalla CIA, 387 membri dell'amministrazione Bush, il team di Clinton e Gore, Henry Kissinger, giornalisti molto influenti, ambasciatori della NATO, ecc.
Nelle mani della Comissione Trilaterale troviamo anche le università più importanti - Columbia, Georgetown, Harvard (dove era professore lo stesso Papademos), Hoover , Hudson, Massachusetts; alcuni dei giornali più grandi come NY Times, LA Times, Chicago Sun Times, tv come CBS... la lista è lunghissima. Quindi con i suoi soldi la Trilaterale può piazzare qualunque suo membro sui gradini alti del potere. Ecco come è strutturata l'organizzazione.


The Trilateral Commission





JUNE 2011
*Executive Committe






MARIO MONTI
European Chairman


JOSEPH S. NYE, JR.
North American Chairman


YOTARO KOBAYASHI
Pacific Asian Chairman


VLADIMIR DLOUHY
European Deputy Chairman


ALLAN E. GOTLIEB
North American Deputy Chairman


HAN SUNG-JOO
Pacific Asian Deputy Chairman


MICHAEL FUCHS
European Deputy Chairman


JAIME SERRA
North American Deputy Chairman


JUSUF WANANDI
Pacific Asian Deputy Chairman






DAVID ROCKEFELLER
Founder and Honorary Chairman


PETER SUTHERLAND
European Honorary Chairman


GEORGES BERTHOIN
European Honorary Chairman


PAUL A. VOLCKER
North American Honorary Chairman


***


PAUL RÉVAY
European Director


MICHAEL J. O'NEIL
North American Director


TADASHI YAMAMOTO
Pacific Asian Director




Qui  la lista completa dei membri della Commissione Trilaterale. Tuttavia nel suo nucleo rimane l'idea di un governo mondiale di tecnocrati. Si tratta di una elite bancaria che forma le politiche economiche e sociali, controlla e stimola la produzione di conoscenza accademica, partecipa nel controllo dell'attività religiosa tramite l'asse dell'antidogmatismo.
Mario Monti è anche membro del consiglio direttivo del gruppo Bilderberg  (lobby ristretta di potenti internazionali) dall'anno scorso. Qui ci troviamo davanti ancora David Rockfeller come membro del gruppo consultivo, ma anche il nuovo premier greco Lucas Papademos. 
Qui un intervento di Mario Monti, che non nasconde le sue intenzioni

mercoledì 9 novembre 2011

FARC e i bambini soldati, l'infanzia negata

Colombia, un paese sconvolto. Secondo al mondo dopo il Sudan per la percentuale di sfollati: oltre tre milioni di persone costrette a lasciare le proprie case in seguito a minacce, violenze e combattimenti tra le forze paramilitari. Secondo dati delle Nazioni Unite oltre 11.000 bambini sono stati coinvolti in vari scontri negli ultimi quasi 50 anni di guerriglia. Dati che suscitano estrema preoccupazione.


"La guerra è la madre di ogni cosa. O imparate a uccidere o sarete voi ad essere uccisi."

Parole pronunciate nel 1963, ma rimangono attuali dopo mezzo secolo in un paese travagliato da una guerra civile che sembra di non avere mai fine. Intanto chi soffre è la gente comune, il popolo colombiano che vorrebbe una tregua. Da parte dell'esercito,  delle milizie di destra, dei narcos, delle FARC, dell'ELN. Vorrebbe un paese pacifico dove i bambini hanno il diritto di studio, di gioco e  di essere felici, come tutti i bambini. E le madri non devono più preoccuparsi di quale formazione farà parte domani il loro figlio. Perchè spesso vengono reclutati dalla FARC come soldati proprio i bambini. Perchè, dicono loro, sono facili da sostituire. Secondo calcoli dell'Amnesty International almeno una terza parte delle truppe ancora non ha raggiunto maggiore età. C'e dell'altro - in alcune zone agrarie colombiane come Pato e Hulia che sono sotto il controllo dei guerriglieri, le famiglie sono costrette a cedere un figlio alle FARC poichè sia addestrato alla guerra. E questo non è altro che un rapimento, negare i diritti dei bambini è la cosa più crudele in assoluto. Non c'e nulla di più triste nel vedere un bambino con la divisa troppo grande, che invece di giocare a pallone impara ad utilizzare il Kalashnikov. Se un bambino non resiste e tenta la fuga viene fucilato come disertore. Siccome non ci vuole molto per convincere i bambini a combattere, vengono manipolati e mandati avanti, come carne di macello.
Questo fa perdere il senso del confine tra il bene e il male. Non c'e più nulla di poetico nella filosofia della guerriglia. Resta solo l'amaro in bocca, il sapore dell'impotenza.


Ma io credo che insieme possiamo cambiare il mondo.
Stop alla guerra. Stop all'uso di bambini soldato



In 47 anni di conflitto tra il governo di Bogotà e la guerriglia ci sono stati 300 000 morti, 3 milioni di sfollati (desplazados) e la soluzione sembra ancora lontana.

Qui, un report dell'UNICEF sui bambini soldati nel mondo.

martedì 8 novembre 2011

Colombia, ucciso Alfonso Cano,ultimo capo della FARC

L'ultimo leader del gruppo FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo) Alfonso Cano è stato assassinato in uno scontro a fuoco con i militari dell'esercito colombiano. Diventato lider maximo dopo la morte di Manuel Marulanda, sulla sua testa pendeva una taglia di 5 milioni di dollari. Dopo l'elezione del presidente Juan Manuel Santos non c'erano dubbi sul fatto che l'ex ministro della Difesa una volta arrivato al potere supremo, avrebbe cercato di finire il giro di vite sulle formazioni della guerriglia di sinistra, sia FARC che ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), di orientamento Guevarista.

La FARC è stata creata da Marulanda per contrastare il regime militare del governo che tutelava l'oligarchia e esercitava repressione contro la popolazione locale. Secondo lui l'unica soluzione era la resistenza armata. Il programma della FARC è antimperialista di natura e prevede radicali cambiamenti socio-economici. Chiede la naturalizzazione delle risorse naturali del paese, gestiti dagli Stati Uniti e la riforma agraria che permetterebbe la distribuzione della terra a coloro che la vogliono coltivare ma non possono comprarsela. I leader della FARC hanno capito che questo programma può essere realizzato solo attraverso una rivoluzione sociale. Manuel Marulanda Velez sosteneva fino alla sua morte che "il paese ha bisogno di una rivoluzione sociale, economica e politica" e che "il principale nemico del popolo colombiano è l'imperialismo nordamericano". Egli, secondo le parole di James Petras, sociologo e ricercatore americano di sinistra, "è stato l'unico dei suoi collaboratori che è morto tranquillamente di morte naturale nelle braccia dei suoi compagni paesani che difendeva e adorava". Immediatamente dopo la sua morte è stato annunciato il nome del suo erede-Alfonso Cano. E' stato chiamato per continuare "la lotta per la società socialmente giusta e la lotta per il socialismo" (la sinistra latinoamericana ama le ripetizioni semantiche). Per suoi vice sono stati eletti Bertulfo Alvarez e Pastor Arape. Invece l'ex vice di Marulanda Raul Reyes è stato ucciso nel vicino Ecuador durante un'azione dell'esercito colombiano, guidato dell'allora Ministro della Difesa e attuale presidente Juan Manuel Santos con l'approvazione del presidente di allora Alvaro Uribe (marionetta degli USA, ha completato con successo i suoi due mandati). Questa azione per poco non ha trascinato la Columbia in guerra con l'Ecuador e Venezuela, governati da Rafael Corea e Hugo Chavez, noti antimperialisti. 
Tra i studiosi della sinistra Latinoamericana esistono due punti di vista opposti. Alcuni, come il politogolo russo dr.Zbigniev Ivanovski, professore di Scienze Politiche e ricercatore del Istituto Latinoamericano della Academia delle Scienze Russe crede nel altruismo e l'idealismo dei capi della guerriglia. Altri invece, come il direttore della rivista bulgara "Geopolitica" Todor Kondakov e il francese Daniel Peko hanno introdotto il termine "trafficante di droga-guerrigliero, che combatte contro la società" e ritengono che proprio i  signori della droga colombiana sono interessati alla distruzione e la destabilizzazione del paese, e proteggono  i loro interessi criminali attraverso azioni di guerriglia. Perciò finanziano e armano i guerriglieri dei gruppi di sinistra radicale e manovrano le loro azioni militari e politiche. Bisogna sottolineare questo rapporto reciproco tra i signori della droga e FARC-sembra che sono gli unici a far paura ai trafficanti e addirittura capaci di costringergli a pagare il racket in cambio di protezione militare, cioè diventano le loro guardie di corpo personalizzate con i soldi del commercio della cocaina. E poi, una volta che entri a far parte della FARC non c'e via d'uscita, hai visto troppe cose, hai visto mettere bombe a chi rifiuta di pagare il pizzo, hai visto esecuzioni di chi ha provato a lasciare l'organizzazione, hai partecipato in sequestri di persone... insomma, un bel casino.

Il senatore americano democratico ed ex capo dell'Intelligence Bob Graham ha cercato di lanciare provocazioni dicendo che "la leadership della FARC è in stretta collaborazione con Al Qaeda". Utilizzando la parola magica (Al Qaeda) ha cercato di giustificare l'applicazione del Piano Columbia, un pò tralasciato e dimenticato negli ultimi anni: in poche parole consiste in un'invasione del territorio colombiano dell' esercito USA e la creazione di basi militari, con lo scopo di contrastare e resistere ai governi di sinistra radicale di Venezuela, Ecuador (dove la base militare americana sta per essere chiusa), Bolivia, America Centrale e dei Caraibi, e combattere il narcotraffico.

Nella nuova situazione, se dopo la decapitazione della leadership l'organizzazione inizia a disintegrarsi e marginalizzarsi, sarà eliminato uno dei motivi principali per il coinvolgimento degli USA. Tuttavia rimane il dubbio che il presidente Juan Manuel Santos rimarrà come "spina nel fianco" dei suoi vicini. Egli sembra che  continuerà ad essere guidato dalle parole dal suo predecessore, ministro della Difesa negli anni 60 Alberto Ruiz Nuovo: "La guerra è la madre di ogni cosa. O imparate a uccidere o sarete voi ad essere uccisi."
E' proprio quello che i colombiani non vogliono più. Desiderano solo vivere in pace. Ecco perchè hanno festeggiato la morte di Cano. Per loro questo rappresenta una nuova speranza, l'inizio della fine di un conflitto armato durato fin troppo. Il romanticismo dei rivoluzionari è sempre meno attraente. In 47 anni di conflitto tra il governo di Bogotà e la guerriglia ci sono stati 300 000 morti, 3 milioni di sfollati (desplazados) e la soluzione sembra ancora lontana.